İçeriğe geçmek için "Enter"a basın

Due milioni chiusi in casa: “Ripensare la quarantena per il Covid”


Un italiano su 120 è a casa con il Covid: i positivi sono 517 mila. Se ognuno avesse 3-4 contatti (un dato ufficiale sulle quarantene non esiste), fra uno e due milioni di italiani sarebbero bloccati a casa per precauzione. Il primo anello della catena a rompersi è stato quello dei tamponi. In alcune città la fila ai drive through ha raggiunto le 8 ore. L’Umbria ha eliminato la conferma del test molecolare se quello rapido è positivo. Fare un milione di tamponi al giorno si sta rivelando un problema. Il timore è che la contagiosità di Omicron faccia crescere ancora la pressione su test e quarantene.

Ne sanno qualcosa le compagnie aeree, con 6mila voli cancellati nelle feste anche per i casi tra gli equipaggi. E la Gran Bretagna ricorda l’estate con la famosa “pingdemic”: l’app che avvertiva con un “ping” di essere entrati in contatto con un positivo e ordinava la quarantena. A casa sono finiti contemporaneamente 1,7 milioni di lavoratori inglesi, bloccando alcune attività produttive e costringendo il governo a rivedere la definizione di contatto. Liverpool, a livello di esperimento, ha sostituito per alcuni dipendenti pubblici il tampone fatto ogni mattina alla quarantena. Ma il collo di bottiglia che viviamo con i test oggi non rende praticabile questa soluzione.

Il Sudafrica, invaso da Omicron, la settimana scorsa ha abolito l’obbligo di quarantena per i contatti dei positivi asintomatici. La Gran Bretagna ha portato la sua durata da 10 giorni a 7, con due tamponi negativi, e gli Stati Uniti hanno fatto lo stesso per gli operatori sanitari (New York è scesa a 5 giorni). In Italia – dove la quarantena è 10 giorni per i non vaccinati e 7 per i vaccinati – il problema di chi andrà a lavorare in caso di crescita eccessiva dei casi potrebbe presentarsi all’inizio del prossimo anno.

Una decisione sui termini della quarantena può essere presa solo dal Ministero della Salute – che per il momento non ha la questione fra le sue priorità – ma l’infettivologo del San Martino di Genova Matteo Bassetti ha gettato il primo sasso: «Con oltre 50 mila casi al giorno, destinati a diventare molti di più, dobbiamo vivere in maniera diversa la convivenza con il virus». Se potessimo classificare i virologi fra molto e poco allarmisti, Bassetti ricadrebbe fra i secondi. «Sto seguendo centinaia di persone vaccinate con 2 o 3 dosi che hanno il Covid. Hanno un raffreddore o una forma influenzale che dura 3-4 giorni. Nulla a che vedere con il Covid di un anno fa e con il Covid di chi non è vaccinato. Dobbiamo quindi continuare con tracciamento? Milioni di tamponi? Isolamento di tutti i contatti?».

La richiesta di “regole diverse” da parte di Bassetti non contiene dettagli. «Un tampone molecolare negativo dovrebbe restare un requisito» commenta Giovanni Maga, che dirige l’Istituto di genetica molecolare del Cnr a Pavia ed è autore di “Pandemia e infodemia”. Omicron è un virus “veloce”, con 3 giorni di incubazione media contro i 4,2 di Delta. Nelle persone immunizzate e fra i giovani sembra avere sintomi più lievi. Ma Carlo Signorelli, che insegna Igiene e sanità pubblica al San Raffaele di Milano, ricorda che «ci sono parecchie persone fragili che non sono vaccinate o non hanno ancora fatto in tempo a ricevere la terza dose. Se si allentano le regole, si rischia di mettere loro in pericolo e le terapie intensive in difficoltà». Maga spiega: «Chi è vaccinato tende a essere contagioso per un lasso di tempo più breve, ma può comunque infettare gli altri. E la nuova variante è contagiosissima. Allentando le regole si rischia di far aumentare i casi oltre misura, peggiorando la situazione anche sul fronte dei lavoratori e dell’economia».


Circassia News

İlk yorum yapan siz olun

Bir cevap yazın

E-posta hesabınız yayımlanmayacak.